Siccome mi avete scritto in tantissimi e volevate il mio parere su questo film ho sentito una responsabilità rara, vi ringrazio per tutto l’incitamento ricevuto e ho deciso di farne un papiro lunghissimo. E’ la terza volta che provo a scrivere un articolo su questo film. E’ talmente denso, raffinato e sotto sabotaggio che non so nemmeno da dove partire. Può piacere o no, ma questo film cambia la storia del cinema, e non di poco. Cannes, guidata da Spielberg, è stata di una lungimiranza paradossale e il resto della filmografia mondiale nei prossimi anni gli darà atto del coraggio dimostrato in questa scelta non scontata. Non è un film politico ma voglio ricordare che in Francia, proprio quando il regista stava accordandosi per l’acquisto dei diritti dalla Maroh l’autrice della graphic novel a cui il film si ispira, un noto rappresentante del movimento nazionalista francese si sparò nel cranio davanti a Notre Dame proprio per impedire il riconoscimento dei matrimoni omosessuali. Noi ci siamo sbracciati per censurarlo ai minori di quattordici anni, altrove addirittura ai minori di diciassette. In America precisamente a Idaho la distribuzione del film è stata vietata. Vorrei precisare che in Idaho è legale possedere un’arma a partire da tredici anni e su molti film la cui violenza rasenta la malattia non è stata applicata alcun tipo di restrizione sui minori. Viene da chiedersi, quanto lungimirante sia stata la scelta di Cannes.
Abdelatif Kechiche ha distrutto un caposaldo della filmografia. La finzione in questo capolavoro si assottiglia talmente, che lo spettatore diviene un intruso, un terzo incomodo immerso in un flusso di ricordi, una situazione di vita talmente reale da risultare disturbante. Si sente ogni cosa (la colonna sonora è assente). Si sentono i rumori dei passanti, il sonno ostinato di Adele, il respiro pesante dell’amore, il rumore del sesso, del pianto, delle foglie che si muovono al vento, i rumori dei piatti, dei sussurri notturni. Passiamo dall’essere spettatori ad essere ladri. E ci scopriamo affamati di vita, di desiderio, di amore, avvolti da una malinconia che solo la vita reale restituisce. E’ un film nuovo, senza precedenti, e la tematica sessuale è solo un dettaglio, ma non è un dettaglio trascurabile, come ha detto qualcuno.
Dicevamo non è un flusso di coscienza. Non conosceremo mai i pensieri delle protagoniste, i dialoghi introspettivi sono totalmente assenti, e quelle poche parole servono per delineare i contorni della vicenda, degli intricati giochi di rimandi culturali ed artistici mascherati da Kechiche, ma non servono a comunicare nulla delle due donne. Siamo in uno stadio ulteriore dell’arte siamo in un flusso di attenzione. Tutto ruota intorno al corpo di Adele, e per capirci qualcosa dobbiamo lasciarci guidare come fantasmi nella sua vita. Dobbiamo fare esperienza di questa donna. Noi siamo convinti di avere un corpo solo quando capita di dovercene servire, quindi non siamo più in grado di leggerlo in alcun modo. O meglio non siamo allenati a farlo, non lo osserviamo e se lo facciamo siamo in disagio profondo.
Se permettiamo al corpo di esprimersi con naturalezza, lasciamo trapelare delle verità che non avremmo mai potuto cogliere neanche teorizzando secoli sul flusso di coscienza. Il clamore per le scene di sesso è di una superficialità senza pari. D’accordo sono le più lunghe ed esplicite della filmografia mondiale e per di più saffiche, figuriamoci, hanno fatto rivoltare sacche di benpensanti che mi immaginavo estinti, invece si annidano ovunque anche fra coloro che si ritengono alternativi. Sono orchestrate in maniera perfetta, artificialmente perfetta, quindi risulteranno sempre fredde e poco avvolgenti. E’ impossibile rappresentare il sesso e pretendere che sia coinvolgente eccezion fatta per chi lo vive, è una legge di natura, ma non sono gratuite è questo che mi preme sottolineare. Delineano profondamente i caratteri delle donne l’una il polo opposto dell’altra, cosa che nella quotidianità non avremmo mai potuto notare – capirai che cosa nuova ma a quanto pare risulta essere un ostacolo profondo all’italiano abituato ad essere coccolato anche nei così detti film gayfriendly dove l’amore sembra vivere di un romanticismo e di una edulcorazione pericolosa (i gay non si mollano? Le lesbiche non hanno relazioni distruttive?). Intanto la CNN lo proclama il film più erotico mai realizzato in vent’anni dimostrando altrettanta superficialità. Unica nota positiva non si parlerà più del burro di Bertolucci (amen).
La trama è semplice, se vogliamo addirittura scontata come la vita. Adele adolescente scopre di non provare alcuna attrazione per gli uomini – non quella passione totalizzante che proverà per le donne – tanto da farli sembrare banalmente degli accidenti che Adele ha dovuto superare. Non si accontenta di reprimersi e inizia la ricerca della sua sessualità attraverso la passione delicata e ossessiva per una ragazza, Emma, che ha iniziato a popolare i suoi desideri. Adele è figlia di una modestissima famiglia borghese francese, preoccupata per il suo futuro precario con la passione per l’insegnamento e la letteratura. Figlia unica, nasconde la verità della sua relazione sino alla convivenza e poi non è dato sapere. Emma invece è di ottima famiglia, sostenuta e amata anche nella sua sessualità cosa che le ha permesso di diventare una donna coltissima, politicamente impegnata e raffinata pittrice. Preparata e gelida alla vita riscopre il valore della tenerezza e dell’innocenza abbandonandosi a quella relazione che presto o tardi inizierà ad essere un ostacolo alla sua realizzazione personale. Possono stare insieme due donne così? Tutto si regge sulla bravura eccezionale di Adele Exarchopoulos, ma ancor più quella di Lea Seydoux che con poche scene ha tratteggiato una femme fatale senza farla risaltare più del dovuto. Ha dipinto un personaggio raffinatissimo, schivo, gelido e calcolatore, ma altrettanto appassionato e sincero. La Palma d’Oro sarebbe dovuta piovere solo per questa bravura attoriale. Un capolavoro di recitazione da parte delle due protagoniste, talmente reali da esserlo ancora più del vero stesso.
E se il nuovo avanza siamo costretti a difenderci. Diciamo che ci aspettavamo altro, che forse poteva evitare tanti dettagli, forse poteva lasciarle parlare queste due povere donne, ma in realtà è un’armonia perfetta, e le tre ore risultano essere poche. Poche come la vita, il nostro tempo a disposizione che abbiamo sprecato per cose meno importanti rispetto all’amore autentico (già raro, figurarsi sprecarlo). Lo spettatore è chiamato ad uno sforzo intellettuale continuo. E’ film sulla storia dell’arte, sul modo di fare arte e su come essa invade il nostro mondo e vi porta verità. E’ un tributo alla poesia, alla sessualità blu (il colore della sessualità sacra), è un film sul cibo, sulla danza, sulla assenza di fazzoletti, sulle cose che non si fanno a tavola, sui libri da leggere se vuoi rimorchiare e poi fare finta di non averli mai letti quando le cose vanno male. Tutto il mondo esterno, la natura e il destino, partecipano a questo amore così come le due protagoniste ne partecipano alla distruzione. E questa armonia ci corrode dentro, ci smonta, ci restituisce la nostra parte istintuale e anche se non ce ne accorgiamo questo film ci cambia profondamente. Alla fine l’unica vera fonte di turbamento è tutto quell’amore e vederlo frantumare a terra sotto il piano inclinato delle reciproche incomprensioni è intollerabile. Tutti noi abbiamo provato a salvare il piano inclinato, ci siamo ribellati alla fine, abbiamo lottato disperatamente fino a sembrare goffi, inopportuni, ingiusti, egoisti, fragilissimi eppure eroici, restando solo con quell’amore assoluto e quella fedeltà profondissima che Adele dimostra, nonostante i suoi errori.
Se non volete spoiler fermatevi altrimenti solita analisi sotto.
Il film ruota intorno a continue dicotomie di opposti, esattamente come le protagoniste, la suddivisione in due capitoli, i continui rimandi a fazioni culturali avverse. Ho provato ad analizzare i quattro momenti cardine del film. Apro con un poeta che Kechice aveva già citato in altri film, la Schivata per esempio altro capolavoro, (giusto per sottolineare la profonda distanza fra il regista e la novel adolescenziale della Maroh): Yhiannis Ritsos in “Erotica”
«Mio blu – dicevi
– mio blu.
Lo sono.
E anche più del cielo.
Ovunque tu sia
io ti circondo».
Adele la nuova ragazza con l’orecchino di perla e il trionfo dell’arte blu.
Il linguaggio del corpo vince sulle parole, che risultano essere vuote e banali e non riescono a tradurre le reali emozioni che tentano di incarnare. La vita è partecipazione totale e richiede un sacrificio da cui non è possibile sottrarsi, pena rinchiudersi nel proprio piccolo mondo carico di pregiudizi e accontentarsi di sopravvivere. E non è una questione di educazione sentimentale (io ho i brividi quando sento parlare di un voler educare ai sentimenti) ma si tratta di una profondissima scoperta. E per farlo bisogna buttarsi, rischiare. Il linguaggio del corpo si spalanca con lo sguardo. L’incontro per strada è una delle scene meglio riuscite degli ultimi vent’anni. E’ un capolavoro di assonanze e un tributo alla storia dell’arte. Il ragazzo che suona è un richiamo al Kandinsky, il blu spirituale che invade le strade. Tutti indossano qualcosa di blu. Il destino, il mondo, stanno accompagnando Adele verso quello che sarà l’unico amore della sua vita per i prossimi dieci anni (e forse per la vita intera). Lei indossa una sciarpa con un blu accennato, e si muove incerta forse emozionata di doversi incontrare con Thomas. Mentre è ferma al semaforo sconvolta dalla vista di Emma, compare un dettaglio che altrimenti sarebbe stato trascurabile, Adele indossa orecchini di perla che ricompariranno ogni qual volta dovrà fare i conti con il proprio desiderio di seduzione al cospetto del destino, quello ineluttabile e tragico che aveva studiato nelle scene precedenti (Kechiche torna sempre indietro ogni scena successiva definisce la precedente).
Come nel celeberrimo quadro, la ragazza con il turbante, la bocca dischiusa illuminata dalla luce della perla, creò uno scandalo senza pari simbolo di quel desiderio ingovernabile e puramente irrazionale. Sede prima dell’erotismo la bocca nella cultura araba (fortemente erotica prima dell’islamizzazione) era sede dell’anima. Ancora oggi non possiamo guardare labbra come quelle e non restarne turbati. Adele è un’anima aperta, carica di desiderio e per renderlo in quel linguaggio corporeo bisogna passeggiare sulla sua bocca, sulle dita che si portano ad essa, dita che passano sempre sulla bocca di Emma, e che invadono lo spazio vitale anche di Thomas, il primo ragazzo. Dall’incontro con Emma, il blu invade il mondo di Adele. Le pareti della scuola, di casa, della sua stanza, nei suoi vestiti in ogni tonalità possibile, ma soprattutto è il colore delle lenzuola in ogni scena del film. Prima solo del letto di Adele, poi solo quello di Emma, sino ad arrivare alle lenzuola della loro convivenza. Blu che svanirà dai capelli di Emma nella maturità e si materializzerà sulle sue tele, mentre Adele ne farà il centro della propria seduzione portandolo sul corpo in vestiti sempre più carichi di malinconia.
Meravigliosa è la ripresa aerea dove troviamo i corpi intrecciati delle ragazze in un mare blu, in un abbraccio profondo artificiale che ricorda le pose di Schiele o di Picasso (entrambi citati nei vari dialoghi successivi.)
“Stai parlando con mia cugina” omofobia interiore ed esteriore.
Come dicevo non è un film politico. Non c’è nessun tentativo di moralizzazione, o tentativo di educazione al rispetto dell’omosessualità. C’è più una vena documentaristica che si traduce nella trasposizione dell’omofobia in toto. Quella interiorizzata portata nell’intimo da Adele, che si mischierà alla micidiale solitudine in cui precipiterà nella convivenza con Emma. Ogni volta che Adele si sente insicura fugge nella sua presunta via di salvezza, l’eterosessualità, salvo poi rendersi conto che con la maturità tutto ciò non è più possibile. Adele scopre di essere lesbica, e profondamente innamorata di Emma in modo così totalizzante da paralizzarla nella sua vita affettiva per anni e anni. Altra omofobia è quella di Emma, convinta di dover assumere un ruolo forte e deciso per rispecchiare ciò che è la sua femminilità avvolta in quella che si più definire una femminilità virilizzata. Emma si impone ogni comportamento, ogni gesto non è naturale ma mediato dalla celebrale intelligenza (invidiabile) che la blocca anche nelle più banali dimostrazione di tenerezza assumendo su di sé il ruolo politico di lesbica, ancor prima di donna. Altra omofobia è ovviamente quella sociale ma non viene mostrata attraverso personaggi o vessazioni legislative, viene mostrata nella sua crudezza, nel pugnalare le spalle chi è diverso, tendere agguati verbali, mortificare, parlare di vizio o di natura ed imporlo come discorso obbligando l’altro a svelarsi senza alcun rispetto. Scene importantissime che risaltano poco nel film, ma delineano una linea tragica che si stempera nelle risate e nei giochi positivi che all’inizio le due ragazze erano in grado di darsi. Il resto svaniva e restava un fragilissimo equilibrio di felicità. Di fatto l’esterno rispetto alla coppia è un pretesto narrativo, non serve o meglio, finché le due sono unite è un contorno piuttosto ingombrante ma sfumato. L’esterno entrerà di prepotenza attraverso la porta rotta durante la lite, gli schiaffi, la fuga e il tradimento.
Come ti insegno a mangiare le ostriche anche se non ti piacciono.
Centrale è il cibo, esattamente come il corpo. Durante le cene si parla di piacere condiviso, di vita, di sé stessi, o non si parla affatto. La cena a casa di Adele per Emma è uno strazio. Costretta a mentire insieme alla sua compagna (si vede che non era preparata alla cosa basta lo sguardo per rendersene conto) Emma finge una vita che non è la sua, eppure nella sua finzione riesce a comprendere quali sono le debolezze intrinseche di quelle due persone che amano la figlia e a modo suo riesce ad perdonarli. Il padre di Adele ha bisogno di sentirsi gratificato ed ecco che Emma gli lancia un complimento, falso, ma Adele si illumina e comprende che Emma ha la volontà di inserirsi, per amor suo, anche in un contesto che la limita fortemente. Esattamente come Adele impara a superare i propri pregiudizi e a farsi guidare in uno stadio ulteriore della vita che è il piacere e la cultura.
Impara a mangiare le ostriche sotto lo sguardo di finto compiacimento della madre di Emma, che chiaramente non la ritiene all’altezza della figlia e le sue osservazioni arrivano dritte nel silenzio di Adele. La cultura fredda e calcolatrice della famiglia di Emma si squaglia letteralmente fra le lenzuola, ma Adele inizia a sentire i primi segni di cedimento, piange nell’amplesso e l’altra non se ne accorge nemmeno. Si sente inadeguata, inferiore, incerta, dominata. In trappola. Il cibo è uno dei protagonisti, attorno ad esso ruotano i sentimenti di tutti. La cena che Adele prepara per gli amici intellettuali di Emma è l’apoteosi del film. La fragilità con cui tenta di dimostrare il suo amore e attenzione, si rivela in tutta la sua tenerezza, “spero di esservi piaciuta”, mentre Emma è esasperata e altrettanto sola. Arrivano gli sguardi carichi di gelosia, il risentimento, la paura (magistrale il film proiettato dietro il tavolo della cena che mostra la gelosia e il tradimento che avverrà da li a poco), mentre gli altri sviscerano con curiosità morbosa il loro rapporto. Bellissimo il personaggio del ragazzo attore tunisino, una presa autoironica del regista stesso che fa domande inopportune ed è attratto teneramente da Adele. Cosa c’è di più eversivo e rivoluzionario di girare un film attorno al cibo, al sesso e al piacere in un Occidente che ha tentato di razionalizzare ogni cosa piaceri compresi? Gli attori si sporcano le labbra, masticano, non mascherano la loro golosità, hanno un rapporto viscerale con il cibo ma anche con il proprio corpo odiato talvolta e bistrattato. La vita non è neutra, non si può pulire con il disinfettante e non si può essere perfetti. Magistrale è il discorso fatto, durante la cena, dal gallerista sul sesso femminile e sull’estasi mistica inarrivabile per gli uomini. Rimprovera le donne di non averne mai rappresentato nulla quasi fosse un segreto salvo poi lamentarsi del tentativo maschile di darne voce. Ammonisce le donne di non parlare mai di donne, in sostanza. Mi chiedo se le femministe arrabbiate in sala non si siano alzate a questa affermazione, verissima per altro. In questo senso non è un dettaglio che il film sia dedicato a una coppia di donne in cui l’uomo è solo un contorno. Non è un dettaglio, è la base.
Occidente e Oriente, esterno e interno.
Banalissima, ma non troppo, è la contrapposizione sociale, culturale, intellettuale delle protagoniste. Tutto questo è un microcosmo che ne riflette un altro ben più ampio. La cultura Occidentale inizia a scontrarsi con quella Orientale, soprattutto nella globalizzazione. L’Occidente non tiene il ritmo, perché ha massacrato la vita con le immagini di come dovrebbe essere la vita, e questa è una gabbia intollerabile e incomprensibile per chi non è occidentale. La cultura tunisina di Kechiche è lampante, è calda, e non ci sta all’immagine, anzi la detesta. Ci offre dettagli che molti ritengono disturbanti, ma che in realtà sono carichi di sensualità. Come il cibo masticato, le lacrime lasciate libere, il vivere liberamente il proprio corpo senza pudore. Lasciarsi sfiorare, lasciarsi toccare. L’Occidente è Emma, che porta Adele in un museo che rappresenta statue del femmineo sacro, ma che non è in grado di vivere liberamente il proprio corpo. Adele è l’Oriente che si annoia nell’immagine e vive bene all’aria aperta, che respira forte, mangia la pelle, è ingorda, e non capisce perché ci si debba interrogare su ogni cosa e se è davvero importante capire cosa esiste prima o dopo i nostri atti. Emma fa uno sforzo di sintesi citando Sartre. Riesce a far capire quanto sia importante quello che in “Esistenzialismo è il nuovo umanesimo” il filosofo francese cercava di dire ovvero che possiamo scegliere come vivere la nostra vita con responsabilità generando il centro della filosofia del regista ponte fra Oriente e Occidente. Adele non ci sta, è drastica, dice di piantarla di interrogarsi e vivere di più. Di ricercare templi nelle cose più naturali, che non esiste niente di più eroico del quotidiano, di immaginare, di supportare anzi sopportare a vicenda l’esistenza stessa di tutti, soprattutto dei nostri compagni\e. “Il mio modo di essere felice è stare con te” dice Adele al culmine di una discussione che ferisce Emma in maniera profondissima.
Solo rispettando ciò che ci circonda e vivendolo possiamo rispettare gli altri e avere dignità e restituirla. L’altro è sempre un incontro, e decidere di staccarsi da esso è un profondo dolore che ci infliggiamo. Rinunciare a un amore perché sta distruggendo la nostra dignità è l’atto più grande ed eroico che possiamo fare a noi stessi. Qui siamo a Truffaut al contrario. Nel finale non ci avviciniamo al personaggio principale, qui ci allontaniamo, lasciamo andare questa donna che può fare a meno di noi, che ci ha detto tutto quello che voleva dirci, e se ne va sicura altrove. Io sto con Francesco Boille che immerso in quei dieci minuti scroscianti di applausi a Cannes definì il film di “una grazia miracolosa”. Lo è profondamente.
Io so che ognuno di noi corre da solo all’amore,
da solo alla fede e alla morte.
Io lo so. Io l’ho provato. Questo non aiuta.
— Sonata al chiaro di luna, Yiannis Ritsos
Cosa c’è di più eversivo di un messaggio del genere? Di cosa aveva bisogno questo film per essere degno dei vostri occhi politicamente impegnati?
Unica nota negativa il doppiaggio che io solitamente amo, ma in questo film è stato stravolto. In lingua originale le ragazze sussurrano, si parlano complici piano, non parlano con un tono aggressivo. Toglie il 50% della poeticità del film.















Grazie per queste splendide recensioni. Qto film è destinato a durare ed essere considerato una pietra miliare della storia del cinema. E’ un flusso di vita, come ha scritto. Non è un film politico o lsb o di donne, ma è tutto questo e oltrepassa ogni genere. Un film sull’amore e l’iniziazione all’età adulta e alla libertà d’amore di cui questa generazione di giovani ha bisogno.
Grazie a te Alessandra per averlo letto 😉
grandissima critica di un grandissimo film! l’ho visto in originale coi sottotitoli e infatti l’ho gustato al massimo
Grazie Franco, hai tutta la mia invidia per averlo visto in lingua originale, spero arrivi presto il Dvd in modo da poter recuperare.
Fantastica questa critica…mi ha totalmente assorbita..come il film.grazie.
Grazie a te Ilenia per il tempo dedicato 😉
Preziosa, mille volte preziosa la tua lettura. Così dovrebbe essere ogni lettura di film di questo livello. E preziosa anche perchè mi è toccato di leggere interpretazioni affrettate e parziali da parte di spettatrici militanti lesbiche che non sembrano aver capito nulla del film, o perchè digiune di buon cinema o perchè chiuse dietro i paraocchi della diffidenza, perchè il regista è un uomo e perchp viene da una cultura altra, su cui diffidare. Credo invece più che mai che le registe e cineaste e critiche che animano i festival del cinema gay e che subiscono Km di pellicole inutili dominate dalle tesi militanti o deprimenti o grottesche e che non toccano quasi mai il cinema d’arte, dovrebbero vedere e capire e imparare senza preconcetti che il cinema, prima di tutto, è arte e visione e racconto. Dunque ti ringrazio per questo tuo lavoro illuminante, intelligente e colto. Sono convinta con te che ci ricorderemo a lungo della magia di questo film, come luogo di conoscenza, di scoperta, di memoria. Guardando al presente e al futuro, alle giovani donne che hanno bisogno di occhi nuovi sulla vita che hanno da vivere.
Grazie Alessandra, questo post oltre a doverne fare un articolo per lavoro, nacque proprio a causa di molte discussioni a cui avevo preso parte su questo film. In particolare mi colpì che ad esserne entusiaste erano generazioni molto giovani o addirittura giovanissime quanto le più navigate/i si sentissero in qualche modo tradite dal film. Credo che la frase su Sartre “la possibilità di aver liberato una generazione” possa essere attribuita anche al film, ha resitiuto l’arte alle donne, alle donne lesbiche per altro, per poterne portare avanti la necessità la voglia di tornare a raccontare la vita. L’arte è lontana dal mondo lbgt italiano, l’arte vera e non politica o dilettantistica o commerciale. È stato un regalo, un onore e un dovere scrivere di questo film.
Devo precisare, rispetto al mio ultimo commento scritto di getto senza correggere. Che non sono le idee ad essere noiose o deprimenti in molti films presentati al cinema gaylsb, ma il modo con cui i films sono fatti che esula da preoccupazioni artistiche. E’ importante chiarire, dato che sull’argomento – che frequento da una vita – ho scritto fiumi di parole e ho dedicato libri ed esperienze che spero non verranno mai giudicati inutili. Grazie e buon lavoro, Cinzia*
Questo sicuramente le tematiche sono tutti fuorché banali, anzi, sono un nodo centrale di preoccuazione sociale e quindi esistenziale. I modelli artistici al riguardo devono arrivare ad essere posti sono sempre successivi alla venuta sociale di una rivoluzione (perché questa è), questo è un inizio, spero di cuore il primo di una lunghissima serie. Buon lavoro a te Alessandra
Ho visto il film pochi giorni fa e ne sono rimasto folgorato. Concordo con te nel dire che è un film che resterà nella storia del cinema perché è un film che ti resta dentro, appiccicato nell’anima come le intense storie d’amore che la vita ci riserva forse una sola volta nell’arco della nostra esistenza. Il coinvolgimento dello spettatore (come nel mio caso) è tale che alla fine prende una strana malinconia consci di avere visto e oserei dire vissuto, nella magia delle tre ore di film, l’essenza stessa della vita…
Grazie Adele ed Emma per averci dato queste emozioni.
Complimenti alla tua recensione profonda e appassionata.
Grazie a te Carlo 😉
So di essere arrivata un po’ in ritardo,ma solo ora mi sono imbattuta in quest’articolo. Sono veramente compiaciuta per questo commento. Questo film mi ha segnato cosi tanto che ogni volta che lo vedo ho un buco allo stomaco eppure sono moltissime le cose a cui non facciamo caso e che invece si mostrano dei passaggi fondamentali per la comprensione del film. Mi hai fatto riflettere molto su alcuni punti,al più presto lo rivedrò e sono certa che lo farò da un’altra prospettiva grazie a te. Complimenti