L’appartamento spagnolo: l’Europa del caos Erasmus

La mia recensione per Giornale Apollo: http://giornaleapollo.it/32855/lappartamento-spagnolo-leuropa-caos-erasmus/

Titolo originale: L’Auberge espagnole
Regia: Cédric Klapisch
Cast: Romain Duris, Audrey Tautou, Cécile De France, Judith Godrèche, Wladimir Yordanoff.
Genere: Commedia
2002
120 min

Di Cinzia Carotti. Xavier è uno studente universitario francese che decide di partecipare al progetto Erasmus avendo come sede Barcellona, premio la possibilità di lavorare in un’azienda tramite le conoscenze del padre abbandonando così il suo sogno di diventare uno scrittore. Xavier è fidanzato con Martine che si oppone con tutte le forze al viaggio di quest’ultimo. Lontano dalla fidanzata Martine, si trova a dividere l’appartamento con altri studenti europei (una belga, un tedesco, una inglese, un danese, un italiano e una spagnola), con i quali affronta problemi linguistici, di convivenza, problemi sentimentali e molto altro. Le storie del protagonista e degli inquilini (tra problemi con docenti che parlano catalano, tradimenti, relazioni lesbiche, equivoci a carattere gay e non) si intrecciano con un ritmo incalzante e divertente.

Il senso stesso del film è racchiuso nella tecnica (largamente utilizzata dal regista) dello split screen, ovvero suddividere lo schermo come se fosse frammentato in diverse inquadrature. Primo esperimento di narrazione della generazione Erasmus, l’appartamento spagnolo, resta l’unico film che con ironia e intelligenza scava nel magma multiculturale europeo. Se di Europa bisogna parlare, come dice il famoso slogan tv, bisogna lasciare ampio spazio all’espressione stessa del caos. Xavier arriva alla fine affermando “sono una moltitudine, sono l’Europa, sono il caos”.

Barriere linguistiche, usi diversi delle proprie energie, culture, abitudini si fondono nell’appartamento generando meticciati senza controllo. Attraverso questi ragazzi, mai stereotipati ma caratterizzati da una personalità magmatica, incerta e sempre in bilico fra la competizione e l’ingenuità, scopriamo un nuovo stile di vita che fa parte della generazione europea 2.0 ovvero “il nomadismo”. Con la comparsa della crisi (il film è del 2002 quindi molti anni prima del crollo europeo) l’aspetto nomade è diventato una necessità contro la ferocissima disoccupazione. È un abbandono forzoso delle proprie abitudini, della propria identità, per entrare in un gioco diverso ovvero quello multietnico.

Come dice Xavier appena approdato a Barcellona “nelle locande spagnole vi si trova ciò vi si porta” anche i nostri personaggi impareranno a vivere la bellezza di questo scambio come un gioco alla libertà portando nelle vite altrui un senso di vicinanza, apertura e rispetto. Gli equivoci sono in agguato, i pregiudizi e le abitudini contrastanti sono messi in evidenza tramite un gioco di spazi molto frenetico in cui le stanze dei ragazzi diventano un confronto di intimità. Nello spazio non più riservato ma spalancato e condiviso con tutti gli altri inquilini si è costretti a mettere a nudo le proprie abitudini sentimentali, quotidiane ed esistenziali e il tutto viene sorretto da una robusta sceneggiatura in cui i dialoghi (nella versione originale e sottotitolata) mostrano la fragilità e la bellezza di una babele contemporanea appena nata. Seguendo la difficoltà di trapiantarsi in un luogo estraneo e sopravvivere, impariamo quanto sia inutile fare resistenza ai cambiamenti e opporsi alle nuove esperienze perché la ricchezza che possono darci è inestimabile.

Scritto con carattere, diretto con freschezza, semplicità e grande senso del ritmo e recitato con altrettanta spontaneità, il film non affronta tutte le possibili problematiche delle situazioni proposte (dei problemi economici, ad esempio, non si parla quasi mai), abbozza situazioni che poi non risolve (il figlio inaspettato del danese) e rischia più volte la superficialità (la scelta finale del protagonista), ma in generale è una commedia deliziosa che vale la pena di assaporare, e ritornata quanto mai attuale.

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