La mia recensione per Giornale Apollo: http://giornaleapollo.it/13690/divergent-ribellione-legittima/
La Grande Pace è stata firmata. Ci troviamo in una Chicago desolata, sopravvissuta a sé stessa, in cui la poca umanità rimasta ha deciso di autodeterminarsi tramite un sistema di “caste” dette fazioni dedite a coltivare ognuna una virtù differente. L’appartenenza alle cinque fazioniviene stabilita non per consanguineità, ma tramite una scelta individuale al compimento della maggiore età. Abbiamo la fazione dei Candidi (custodiscono la legge e hanno l’obbligo di dire la verità in ogni circostanza), i Pacifici (coltivano la terra e si occupano di rallegrare le fazioni), gli Eruditi (ricercano la conoscenza in ogni circostanza e con ogni mezzo), gli Abneganti (altruisti si dedicano ad aiutare gli altri e proprio per questa caratteristica hanno ottenuto il diritto di legiferare su tutte le fazioni) e infine troviamo gli Intrepidi (scalmanati e privi di ogni logica si occupano di proteggere tutte le fazioni e sono organizzati come una polizia d’assalto). Ai margini troviamo gli Esclusi ovvero coloro che pur avendo scelto una fazione non ne sentono l’appartenenza e se ne allontanano volontariamente (o vengono cacciati) e i Divergenti i quali possiedono le caratteristiche di tutte le fazioni e per tale principio non possono avere una specifica appartenenza. La protagonista, Beatrice Prior “Tris” (Shailene Woodley), è nata in una famiglia di Abneganti ma quando sceglierà di entrare negli Intrepidi scoprirà scottanti verità sulla propria indole e si avvierà verso un lungo cammino di sopravvivenza in quella che sarà la sua nuova famiglia. Sorretta dal suo mentore, il generale Quattro(Theo James), scoprirà ben presto il disegno della golpista erudita Jeanine Matthews (Kate Winslet) spingendosi fino alle estreme conseguenze pur di salvare chi ama.
Primo capitolo della fortunata trilogia letteraria di Veronica Roth, si presenta come il nuovo prodotto young adult di massa insinuandosi fra il colossale Hunger Games e l’ormai compianto Harry Potter, prodotti di fattura ben più elevata e di ben altra sostanza. Il personaggio principale di Divergent è una giovane pura di cuore e di intenti, in cerca di un luogo a cui appartenere e del tutto estranea alla complessità della natura umana. Non ha la profondità di Hermione e nemmeno il coraggio ombroso e intelligente di Katniss.Tris è in balia prima della sua famiglia, poi della sua casta e infine del suo destino. E’ l’unico protagonista young adult che non compie una reale maturazione, di fatto agisce per inerzia, improvvisandosi (e verrebbe da dire nemmeno troppo bene).
Per contrasto abbiamo, invece, personaggi davvero potenti e l’idea filosofica di fondo riesce a reggere una struttura di per sé abbastanza pregevole. La golpista Janine è un capolavoro dittatoriale: idealista, risoluta, estrema e disposta a sacrificare ogni cosa per la propria visione dello Stato. Anche il generale Quattro, (Tobias il suo vero nome), sprigiona un carisma tale da offuscare la protagonista per buona parte della storia. Tobias si rivela un ragazzo complesso che ha superato i propri traumi senza farsene condizionare, esattamente come l’amica di Tris Christina (Zoë Kravitz), che cambierà radicalmente la propria impostazione mentale adattandosi alle insidie delle nuove sfide senza perdersi d’animo.
La critica alla democrazia occidentale è ben strutturata perché assai antica: l’idea delle Fazioni riprende il sistema delle corporazioni medievali in cui l’abito e l’ideale facevano la persona stessa a prescindere dal censo e dall’albero genealogico. Una spersonalizzazione totale asservita all’ideale stesso della pace si contrappone all’idea del divergente individualista in cerca di una propria identità, obbligato però a chiedere un riconoscimento dal sistema stesso che, tuttavia, evita considerarlo. E’ un gioco schizofrenico estremamente attuale, soprattutto nella società americana. La stessa autrice dichiara: “La società americana ti educa a sviluppare un pensiero autonomo, ma non ti da la possibilità di fare scelte di vita indipendenti. Sei libero di avere una tua opinione in merito a qualsiasi cosa, ma di non vivere coerentemente le tue idee. Dipendiamo costantemente da un sistema di regole e linee guida precise che ti inducono a un determinato stile di vita tutt’altro che libero”. L’Occidente si basa sulla Legge come principio democratico (la quale include paradossalmente anche le regole sulla sospensione stessa della democrazia e legittima quali sono le rivolte possibili) trasformandosi in una dittatura morbida che scivola via attraverso compromessi dolorosi fra il dovere e il dover essere sé stessi per poter avere un significato.
Questa scelta coraggiosa di narrazione si perde, tuttavia, nella regia piatta di Neil Burger (The Illusionist), che si limita a portare sullo schermo gli avvenimenti, i costumi e i dialoghi presenti nel libro senza dare un tocco personale ed emotivo all’universo di Divergent. Burger non osa, resta nel noto, soprattutto negli scenari limitandosi a ricalcare illustri predecessori del genere dove troviamo i “rinneganti” della scienza (che ha condotto il mondo alla catastrofe) vestiti come monaci penitenti contrapponendosi a intrepidi giovani (un po’ emo-punk) ignari di ogni profondità introspettiva. Shailene Woodley è inespressiva e di fronte alla perfezione di Kate Winslet risulta essere l’ombra di una protagonista che avrebbe potuto dare molto e invece si è persa in un flusso scoordinato di buone idee.
Peccato.
Film consigliato per chi ama il genere distopico, ma senza pretese di alcun genere.
