Ghost In The Shell, genesi di una distopia.

La mia recensione per Giornale Apollo: http://giornaleapollo.it/7978/ghost-in-the-shell-genesi-distopia

 

In onore del prequel in uscita per il 2 aprileGhost in The Shell: Arise, la Nexo Digital in data 11 e 12 marzo ha organizzato una maratona delle proiezioni dei due capitoli precedenti Ghost in The Shell 2.0 (edizione rieditata del 1995) e il seguito Ghost in The Shell: Innocence conosciuto in Italia come Ghost in The Shell: l’attacco dei cyborg.

Il pregio essenziale di questi film è di essere un’appendice indipendente della serie animata Ghost in The shell: Stand Alone Complex 1.0 e 2.0 garantendo piena comprensione dell’universo di Masamune Shirow senza snaturare l’anime composto rispettivamente da 26 episodi.

Nel 1999 “Matrix”  rende celebre un’immagine di codici a cascata, generati sullo schermo da una mano invisibile, definiti appunto matrici. Ebbene i fratelli i fratelli Wachowskiomaggiano Ghost in The Shelluscito nel 1995 grazie alla regia di Mamoru Oshii, dal quale traggono espliciti spunti non solo narrativi ma anche riferimenti tecnici e visivi. La pellicola del 1995 ha diversi pregi: il primo sicuramente è quello di aver fuso l’animazione classica con la grafica digitale senza per questo rovinare l’atmosfera narrativa. Il secondo pregio è quello di aver reso un genere di nicchia come il cyberpunk più vicino alla cultura popolare. Il ritmo solenne è alternato ad un’immersione intimista (e filosofica) nei grandi quesiti esistenziali, e nell’ormai inevitabile rapporto con la tecnologia che condiziona la nostra esistenza e il nostro approccio sul mondo. In particolare il seguito, Ghost in the Shell: Innocence, sviscera in modo brutale il rapporto fra l’essere umano e le intelligenze artificiali da lui prodotte.

Entrambe le pellicole sono sostenute da un evocativo minimalismo sonoro caratterizzato da una commistione di musica tradizionale giapponese e suggestive parti corali. L’ambientazione spazia in città piovose alla Blade Runnere passando attraverso le corse automobilistiche di un altro capolavoro di animazione Akira (1988) di Katushiro Otumo.

Nel complesso entrambe le pellicole presentano importantissime riflessione filosofiche, etiche e religiose che permettono a Ghost in The Shell di essere il primo anime a varcare le porte della mostra internazione di Venezia nell’ormai lontano 1996. Nel mondo di Ghost in The Shell l’uomo è una razza in via d’estinzione che lascia spazio ad un uomo “altro” composto da parti bioniche e quasi interamente modificato grazie alla biomedica robotica. Il progresso tecnologico è entrato così nel tessuto muscolare fino a sviluppare una rete di informazioni  alla quale gli esseri umani accedono tramite una presa installata sotto la nuca; oltre che a consentire di comunicare con il pensiero. Se nel grandioso Blade Runner i cyborg vivono nell’attesa dell’affermazione della propria esistenza, in Ghost in The Shell si compie una vera e propria immersione (metafora stessa è il colonnello che si immerge nell’oceano per puro rischioso diletto) nel concetto stesso di identità. Il corpo, non più legato alla natura e ai ritmi biologici, entra in una dimensione più complessa che spazia nel mistero della percezione dell’anima e del proprio istinto.

La storia si apre con la protagonista, il colonnello Kusanagi,mentre si lancia da un palazzo eseguendo la missione affidatole dalla Sezione 9.  All’amico e confidente, l’agente Batou, affida i suoi dubbi circa l’esistenza del Ghost. Tale speculazione  la conduce verso l’esplorazione della propria interiorità  e lontano dal flusso delle informazioni codificate. Ella percepisce il proprio sé e lo sente profondamente legato al suo corpo (seppur interamente modificato) e da esso viene condizionata. Il Ghost rappresenta, nel flusso di informazioni, la costante perenne della variabile umana che può essere formalizzata tramite lo 0,0001% di errore imprevisto. Tutto ciò fa da sfondo alla missione principale della Sezione 9 ovvero dare la caccia ad un famoso hacker conosciuto come il Burattinaio (o il Marionettista nel doppiaggio originale del 1995) che riesce ad intervenire nella rete modificando le informazioni ma anche inducendo comportamenti e manipolando le coscienze. Egli è conosciuto anche come il bug (errore) di un esperimento: il famoso progetto 2051. Costretto a muoversi nella rete come un parassita, abita vari corpi nella speranza di poter richiedere asilo politico e agire indisturbato verso il suo reale obiettivo: trovare il colonnello Kusanagi e fondersi con lei per dare vita ad una identità nuova, autonoma e totalmente svincolata dal mondo umano (o umanoide). Lo scontro epico fra i due si svolgerà in un museo abbandonato nel quale è custodito il simbolo  dell’albero della vita universale. L’ossessione per il perfezionamento dell’uomo sarà il fulcro anche di un altro anime epocale (da cui sono tratti film di recentissima uscita) Neon Genenis Evangelion. Nel 2008 il film Ghost In the Shell viene rieditato nella versione nota come “Ghost in the Shell 2.0” ma il rifacimento pecca di grottesche deformazioni grafiche con la finalità di aumentare il ritmo della narrazione ma riescono solo ad appesantire il prodotto.

Ghost in the Shell: Innocence, noto anche con il sottotitolo L’attacco dei cyborg, mostra i protagonisti diversi anni dopo alle prese con una serie di omicidi perpetrati dai ginoidi, androidi con le sembianze di giovani donne e utilizzati come strumento sessuale. Per essere più appetibili vengono dotati di anima generata da una macchina illegale che, partendo da un’anima originale, elimina quest’ultima per produrne in serie numerose copie.  Al fine di raggiungere questo scopo, la Yakuza rapisce giovani ragazze innocenti e le vende alla Locus Solus (la casa produttrice dei ginoidi) che avrebbe poi rubato loro l’anima. Due delle ragazze riescono però a interrompere questo ciclo criminale causando il malfunzionamento negli androidi e rendendo quindi pubblica la loro condizione. Durante lo scontro finale ricomparirà il colonnello Kusanagi ormai data per dispersa.

Ultima nota di merito è la canzone dei titoli di coda che nella versione occidentale è curata dal gruppo dei Passenger e contenuta nell’”Original Soundtrack Vol.1” e ispirata proprio al film.

Per chi ama il genere cyberpunk la saga cinematografica è sicuramente un capolavoro di pregevolissima fattura e assolutamente imprescindibile. Il voto si abbassa a causa della revisione sconsiderata ai fini commerciali, ma il prequel in uscita è assolutamente da non perdere.

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