La mia recensione per Giornale Apollo: http://giornaleapollo.it/6996/per-qualche-dollaro-in/
“Per qualche dollaro in più” è la genesi di un dispetto. Dopo l’inaspettato successo ottenuto con“Per un pugno di dollari” Sergio Leone entra in una sorta di blocco creativo. Frustrato non solo per i limiti imposti dalla casa cinematografica, ma anche dalle continue pressioni del contratto, decide di abbandonare la Jolly Film generando un contenzioso legale durato diversi anni. Attraverso i vari dibattimenti, Leone dichiarò a chiare lettere che non solo vi sarebbe stato un seguito, ma sarebbe nata una vera e propria innovazione creativa. Aiutato dal suo avvocato Alberto Grimaldi riesce a coinvolgere nel progetto il grande Luciano Vincenzoni che collaborò inoltre alla stesura dell’ultimo film della Trilogia del dollaro “Il buono, il brutto e il cattivo”.
La trama è lineare e facilmente prevedibile. Due bounty killer, Il monco (Clint Eastwood) giovane cacciatore di taglie chiamato cosi per la caratteristica di usare la mano destra esclusivamente per sparare e il colonnello Douglas Mortimer (Lee Van Cleef ) uomo sulla cinquantina astuto e con una mira straordinaria, inseguono un criminale chiamato L’Indio (Gian Maria Volonté) drogato e paranoico capo di un gruppo di banditi detti i”desperados”. Tutti i personaggi sono legati in un microcosmo di morte e vendetta le cui leggi sono lontanissime dal nostro intendere la giustizia. Il colonnello vuole vendetta per la sorella stuprata dall’Indio, Il monco vuole i soldi delle taglie, i desperados vogliono soldi e sono in fuga dalla morte.
La giustizia è rappresentata in uno spazio limitato e circolare che è il duello, tratto distintivo della cinematografia di Leone. In questo capolavoro, i personaggi si rincorrono nel silenzio dell’esistenza (lande desolate accolgono cavalcate di personaggi solitari) in attesa della loro personale resa dei conti con la morte. Il carillon lega gli sfidanti in una ansiogena carellata di primi e primissimi piani, in cui la tensione non è solo fisica ma metaforica. Il tempo si dilata in modo che lo spettatore riesca a dimenticarsi della realtà circostante e venga coinvolto in quel dramma universale che è la lotta per la sopravvivenza, in un mondo in cui vivere sembra essere un dato banale e scontato. In questo film troviamo la vera idea di western di Sergio Leone ovvero un prodotto artistico che mostri l’angosciosa avanzata della modernità a scapito dei valori estremi della frontiera (il treno che non fa dormire il vecchio profeta, interrogato da Eastwood, i chiassosi saloon che rompono il silenzio della natura, l’umanità che miserabile arranca illusa nell’idea immacolata del progresso) luogo mitico fatto di eroi che messi l’uno contro l’altro di fronte alla morte sono in grado di riassumere le intere esistenze collettive.
La sceneggiatura rispetto ai film precedenti carica i personaggi di umanità, veicola ironia, e sfuma le diverse personalità che segneranno per sempre le intere produzioni cinematografiche degli attori coinvolti. Altro effetto importantissimo è il sonoro che squarcia i silenzi in modo inaspettato, i colpi di pistola sono come tuoni che scuotono lo spettatore fermo in attesa dell’evolversi della vicenda, così come i suoni della vita quotidiana risultano essere chiassosi e onnipresenti. Magistrale è la colonna sonora diretta da Ennio Morricone che coinvolge lo spettatore sin dai titoli di testa e confeziona un’orchestra di suoni appositamente studiati per risaltare i personaggi, le loro peculiarità ed intensificare i flashback.
