MI SA CHE GLI SCRITTORI BRAVI SONO TUTTI MORTI
CINZIA CAROTTI,
ENNESIMO BLOGGHISTA PER UN GIORNO
Leggere Flannery O’Connor è terapeutico per svariate ragioni. Elencarne le principali significa fare una cavalcata (assai sgraziata) fra la sua ristretta quanto atomica produzione. Occorre contestualizzare la O’Connor su due piani paralleli: cattolica praticante nella bible belt protestante ma soprattutto donna cattolica nella Milledgiville statunitense attonita dal dispiegarsi del delirio hitleriano. Nata nel 1925 all’età di quindici anni scopre la malattia del padre, il lupus eritematoso, che lo condurrà alla morte nel 1941. La certezza di non poter sfuggire alla micidiale malattia genetica la spingerà a scrivere senza sosta in un isolamento prolifico vinto solo dalla mastodontica mole di lettere ed epistolari che intratteneva con moltissimi amici e sostenitori, in particolare con l’amica “A” la cui identità è ancora anonima. Nel 1948 entra nella State University of Iowa dove inizia a seguire numerosi corsi di scrittura creativa. Vince numerosi premi per le vignette satiriche e i saggi umoristici che…
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